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Redazione Drivesfera
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Il titolo di Antonelli dimostra che la Mercedes ha fatto bene a puntare sui giovani

Il campione più giovane della storia della F1 non è una favola: è il premio per una squadra che ha tenuto un giovane pilota dopo un primo anno difficile, e un monito per i rivali prudenti.

Pubblicato
1 novembre 2026
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È stata una favola o un piano industriale arrivato finalmente a scadenza? Le lacrime alla radio del team a Città del Messico regalano una bella storia. Noi crediamo che la storia migliore sia più fredda: la Mercedes ha puntato su un giovane pilota della propria academy, ha assorbito un primo anno difficile e ora è stata ripagata con un titolo mondiale.

Domenica Kimi Antonelli ha chiuso terzo il Gran Premio di Città del Messico, dietro a Max Verstappen e Lewis Hamilton. È bastato per laurearsi campione con ancora gare da disputare. Eurosport calcola la sua età in 20 anni e 68 giorni, il che ne fa il più giovane campione di sempre e gli consente di strappare il record a Sebastian Vettel. È anche il primo campione italiano dai tempi di Alberto Ascari nel 1953.

Il difficile primo anno non era un difetto, era l'investimento

È facile raccontarla come una fioritura improvvisa. I fatti dicono altro. L'ANSA sottolinea che il suo primo anno in Mercedes è stato di vera difficoltà, con molte critiche e dubbi sulla sua capacità di reggere un top team. Le partenze erano all'inizio il suo punto debole. In questa stagione, secondo lo stesso resoconto, le ha migliorate gara dopo gara e ha sbagliato raramente.

È la parte che troviamo più istruttiva. La Mercedes non ha comprato un prodotto finito. Ha pagato in pubblico il costo di un anno di apprendimento, cosa che molte squadre di vertice sembrano poco disposte a fare. Un sedile di primo piano costa caro e l'istinto abituale è riempirlo con qualcuno che porti punti fin dal primo giorno. La Mercedes ha accettato un anno accidentato come prezzo di un secondo anno migliore. La nostra lettura: il titolo è il dividendo.

Ha battuto la scelta sicura nel suo stesso box

La prova più chiara è dentro la squadra. Il compagno di Antonelli, George Russell, è il pilota più esperto, il più accreditato dei due secondo l'ANSA. Prima del Messico, la classifica riportata nell'anteprima di Leggo vedeva Antonelli a 365 punti, Russell secondo a 242 e Hamilton terzo a 241. Sono oltre 120 punti di distacco dal proprio compagno nella stessa squadra, difficili da spiegare con la fortuna.

Dobbiamo essere prudenti. L'ANSA attribuisce il titolo anche alla superiorità del motore Mercedes. Un buon pacchetto aiuta qualsiasi pilota. Ma un pacchetto che il veterano nell'altro sedile non ha saputo sfruttare altrettanto bene è esattamente la prova, e a nostro avviso il giovane l'ha superata.

Il monito è per le squadre che hanno giocato sul sicuro

La Ferrari è il caso scomodo. L'ANSA ricorda che Antonelli è cresciuto attraverso l'ACI Team Italia e l'academy Mercedes, e che la Mercedes ha deciso di puntare su di lui, mentre la Ferrari no. Domenica il box Ferrari ha passato la giornata a gestire una collisione alla prima curva tra i suoi due piloti, con Hamilton furioso alla radio. Quali che siano le ragioni della penalità, siamo lontanissimi dalla calma della squadra che ha appena vinto il titolo.

Non arriveremmo a dire che la gioventù batte sempre l'esperienza. Un campione non fa una tendenza e molti progetti di academy non danno mai frutti. La lezione è più circoscritta e, crediamo, più utile: un giovane pilota ha bisogno di una squadra paziente, di un vivaio profondo e del coraggio di sopportare un anno negativo. I team che considerano i propri sedili come risultati garantiti continueranno a scegliere il nome sicuro, e il nome sicuro raramente è quello che finisce per fare la storia.

Il nostro verdetto

Chiamala pure favola, ma la Mercedes non è stata fortunata. Ha fatto una scommessa che un anno fa sembrava rischiosa e che oggi appare lungimirante. Il resto della griglia dovrebbe chiedersi quanti piloti di talento ha scartato per un'opzione più sicura e per quanto tempo può permettersi di continuare a farlo.

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