Le scuse di un CEO non risaldano un assale posteriore: la vera prova di Chery
Il capo di Chery si è scusato dopo che un'Omoda 5 ha perso l'assale posteriore in Malesia, ma il secondo guasto mostra che i marchi cinesi all'estero saranno giudicati su durata e richiami onesti.
Foto: Omoda & Jaecoo / sala de prensa (uso editorial)
Quante scuse servono per compensare una ruota che non c'è più? Che un CEO dica mi dispiace è il riflesso giusto. Ma quando l'intero assale posteriore di un'auto si stacca dalla scocca in strada, il pentimento è la parte economica. Quella costosa è dimostrare che non succederà più.
Ecco cosa è successo. Il 6 ottobre l'assale posteriore di una Chery Omoda 5 del 2023 si è staccato a Johor Bahru, in Malesia, portandosi via entrambe le ruote posteriori. Come riporta Seoul Economic Daily, nessuno è rimasto ferito, ma il video si è diffuso ampiamente. Chery ha attribuito il guasto a una resistenza insufficiente delle saldature nei bracci longitudinali posteriori e ha richiamato 8.878 auto in Malesia. Il Dipartimento malese dei trasporti stradali ha sospeso l'omologazione del modello e le nuove immatricolazioni.
Il 21 ottobre il presidente di Chery, Yin Tongyue, ha affrontato i problemi di qualità durante una conferenza. Secondo vietnam.vn, si è scusato personalmente con il ministro malese del Commercio e dell'Industria e ha detto che Chery non va all'estero per profitti rapidi.
Le scuse vanno bene; la notizia è il secondo guasto
Non è il primo incidente all'assale posteriore di Chery con questo modello. Nell'aprile 2024 anche un assale di Omoda 5 aveva ceduto in Malesia. Chery aveva richiamato 600 auto e sostituito gli assali di 60 di esse, dando la colpa a un'attrezzatura di saldatura tarata male. Due anni e mezzo dopo, un problema di saldatura nella stessa zona torna sul tavolo.
Questo nessun discorso lo risolve. Un guasto è un difetto. Una ripetizione nella stessa zona porta a chiedersi se la prima correzione fosse una toppa anziché una diagnosi. Un esponente del settore cinese citato da Seoul Economic Daily ha detto che il richiamo precedente potrebbe aver coperto solo una parte del volume produttivo, senza una revisione completa del processo di saldatura. È una sua ipotesi, non un fatto accertato, ma è proprio la domanda che ora si porranno autorità e proprietari. A nostro avviso, è quella giusta.
È sulla trasparenza che Chery rischia di perdere più terreno
Il guasto tecnico è grave. La comunicazione sembra peggio. Secondo Yahoo Autos, che cita Carscoops, le immagini sono comparse il 6 ottobre, ma Chery Malaysia non ha detto nulla di ufficiale fino a sei giorni dopo, quando l'autorità aveva già agito. (Altre ricostruzioni collocano la dichiarazione di Chery all'11 ottobre, quindi la tempistica esatta è confusa.) Un commentatore ha anche sostenuto che persone di Chery abbiano cercato di fare pressione su alcune testate per un blackout mediatico. Sono accuse sue e l'articolo non riporta alcuna replica di Chery, quindi le consideriamo non provate.
Resta il fatto che giorni di silenzio pubblico mentre circola un video sono già dannosi di per sé. Un richiamo che sembra seguire la mossa dell'autorità appare come gestione del danno, non come assunzione di responsabilità. Chery ha detto anche che il progetto coinvolto è fuori produzione, il che può essere tecnicamente vero. Ma dire ai clienti «quello è il vecchio» è una magra consolazione quando 8.878 di loro guidano le auto interessate.
Il prezzo ha aperto la porta ai marchi cinesi; la durata decide se restano
Chery in Malesia non è un piccolo esperimento. È entrata nel 2023 ed è quinta per nuove immatricolazioni dal 2024, secondo lo stesso articolo di Yahoo. A livello nazionale la posta è più alta: Seoul Economic Daily afferma che il mese scorso Chery ha realizzato oltre il 70% delle vendite totali all'estero e che le esportazioni di auto della Cina sono balzate del 73,7% su base annua mentre le vendite interne di auto passeggeri sono calate del 28,0%.
Quando la domanda interna è debole e le esportazioni sono l'ancora di salvezza, la crisi di fiducia in un mercato è un problema di tutti. Aggiungiamo i supporti del pedale del freno di Huawei che, stando alle notizie, si sarebbero rotti nei test di emergenza, e Pechino che prepara regole contro lo sviluppo affrettato in «costruzione rapida», e emerge uno schema. Pensiamo che sia un problema di velocità contro convalida, non di nazionalità. Molti lanci rapidi vanno bene. Quelli che non vanno bene regalano un titolo allo scettico di ogni importatore.
Per chi compra in mercati come l'Europa, dove le barriere commerciali contro le auto cinesi stanno salendo e i marchi dovranno guadagnarsi la fiducia, la lezione è pratica. Non chiedere solo di prezzo e autonomia. Chiedi dello storico dei richiami, di quanto in fretta l'azienda ha reso noti i problemi e se la riparazione ha coperto l'intero lotto.
Il nostro verdetto
Le parole di Yin Tongyue sull'impegno di lungo periodo sono quelle giuste. Ma sono una promessa, non una prova. Conterebbero un rapporto pubblico e completo sulle cause, un richiamo che copra ogni lotto potenzialmente interessato e una linea rapida e aperta con autorità e proprietari fin dal primo giorno. Se Chery lo farà, l'episodio potrebbe diventare un caso di studio sulla ripresa. In caso contrario, le scuse verranno ricordate come la parte facile.
I marchi cinesi all'estero saranno giudicati come alla fine lo è ogni marchio: da ciò che succede quando qualcosa si rompe. Il prezzo apre la porta. Un assale posteriore che resta attaccato la tiene aperta.
Ancora nessun argomento: apri il primo.
Altri articoli
La perdita record di Stellantis non è un verdetto sull'elettrico: è il conto degli zigzag
La prima perdita operativa annuale di Stellantis viene letta come prova del fallimento delle auto elettriche. Noi pensiamo dimostri altro: anni di cambi di rotta costano più di qualsiasi scommessa tecnologica.
VW non può scaricare il conto delle elettriche su lavoratori e contribuenti
I 12.000 tagli di posti in più riferiti e lo scontro su una società di transizione finanziata con fondi pubblici mostrano che Volkswagen ha bisogno di auto desiderate e di un piano di costi difendibile, non di un salvataggio.
Il 67% di elettriche in Cina è reale, ma la storia è più complicata di come appare
Il titolo dice che le elettriche hanno vinto in Cina. I dati dicono che la benzina crolla più in fretta di quanto crescano le elettriche, e l'Occidente dovrebbe leggere bene questa differenza.
Le EV economiche di Pomigliano servono posti di lavoro e un vero prezzo da 15.000 €, non promesse
Il piano di Stellantis per citycar elettriche low cost a Pomigliano con Leapmotor è promettente, ma solo un piano di assunzioni e un prezzo di listino reale diranno se salverà lo stabilimento.



