Il software cinese di VW per l'Europa è intelligente, ma serve trasparenza
Usare un software sviluppato con Xpeng per colmare un divario di costi da 8.000 € è pragmatico per Volkswagen, ma acquirenti e autorità devono pretendere risposte su dati e aggiornamenti.
Immagine generata con l'IA
È ancora «ingegneria tedesca» se il cervello della tua prossima Volkswagen elettrica è stato scritto a Hefei? È la domanda scomoda che sta dietro alle notizie di questa settimana, e crediamo che la risposta onesta sia: dipende da chi tiene le chiavi, non da dove è stato digitato il codice.
Ecco cosa sappiamo. Secondo un articolo di Manager Magazin ripreso da Electric Vehicles, Thomas Schäfer, responsabile del marchio VW, vorrebbe che circa tre quarti della prossima generazione di modelli Volkswagen, Skoda e Cupra funzionassero con software ed elettronica sviluppati in Cina insieme a Xpeng, anziché con la tecnologia del partner statunitense Rivian. La proposta, stando alle indiscrezioni, era diretta al consiglio di gestione. L'architettura si chiama China Electronic Architecture (CEA) e tra i modelli citati ci sono la ID. Golf, la ID. Passat e la Skoda Enyaq. Tutto questo resta per ora un'indiscrezione, non una decisione annunciata.
A spingere è il costo. Motor1 osserva che un'auto come la prossima Tiguan elettrica potrebbe costare circa 8.000 € (intorno a 9.000 dollari) in meno da sviluppare se il lavoro fosse svolto in Cina.
Gli 8.000 € di differenza sono l'intero argomento
Tolta la geopolitica, questo è un problema di aritmetica. Quando una regione può fare la stessa ingegneria con migliaia di euro in meno per auto, e il prodotto è un'elettrica di massa con margini sottili, ignorarlo non è una questione di principio, è negligenza. Volkswagen vende già auto in Cina con questo software, quindi non è una promessa da PowerPoint. Crediamo che questo conti più dell'origine: un codice collaudato e già in produzione vale più di una partnership ancora in fase di maturazione.
Dice anche qualcosa di scomodo sull'accordo con Rivian. Le indiscrezioni descrivono la mossa come una minaccia di metterlo ai margini, e una testata quantifica la partnership in 5,8 miliardi di dollari. Se VW dovesse imboccare questa strada, molto capitale strategico verrebbe relegato a un ruolo minoritario. Non lo definiremmo ancora un fallimento, dato che secondo le indiscrezioni è coinvolta solo una parte della gamma, ma somiglia a un'ammissione sottotraccia: la velocità ha battuto la fedeltà.
E VW non è l'unica ad affidarsi al know-how cinese. Mercedes-Benz sta approfondendo il lavoro con Momenta sull'assistenza alla guida, come ha riferito Xinhua. Il settore converge su una visione pragmatica: la Cina itera più in fretta, quindi conviene allearsi con lei.
Il pragmatismo non è un lasciapassare su dati e aggiornamenti
Qui ci distinguiamo dai tifosi. Un'elettrica moderna è un computer su ruote. Chi riceve i suoi dati, dove vengono conservati e chi decide che cosa cambia un aggiornamento via etere (OTA) non sono dettagli. La stessa Xpeng ha dichiarato, quando VW ha ampliato la cooperazione nell'agosto 2025, che l'architettura condivisa potrebbe accelerare le iterazioni del software e gli aggiornamenti via etere, secondo CnEVPost. Bene, ma gli aggiornamenti rapidi sono una buona notizia solo se sai chi li autorizza.
Le fonti di cui disponiamo non dicono dove verrebbero elaborati i dati dei clienti europei, chi avrebbe l'autorità di firmare gli aggiornamenti o come verrebbe verificato il codice. Non sosteniamo che siano problemi. Diciamo che mancano le risposte, e che agli acquirenti non andrebbe chiesto di accettarle sulla fiducia.
Che cosa chiederemmo
Tre cose, a nostro avviso. Primo, una dichiarazione in linguaggio chiaro di VW su dove risiedono i dati del veicolo e quali soggetti possono accedervi. Secondo, un controllo europeo sull'approvazione degli aggiornamenti, con audit di sicurezza indipendenti pubblicati, non solo promessi. Terzo, le autorità di regolamentazione dovrebbero trattare la questione come un normale tema di cybersicurezza e dati, applicato allo stesso modo a tutti i costruttori, non come un test di nazionalità. Secondo lo stesso articolo di Xinhua, funzionari cinesi e tedeschi discutono già di registrazione dei dati e di omologazione dei veicoli, quindi la sede esiste.
Il nostro verdetto: Volkswagen fa bene a cogliere il vantaggio di costo e di velocità, e il piano incentrato prima di tutto su Rivian sembrava più una copertura che una strategia. Ma il valore del marchio è la fiducia, e la manterrà solo pubblicando le regole prima che arrivino le auto. Se stai pensando di comprare un futuro modello ID., fai subito al concessionario quelle domande sui dati. La risposta giusta dovrebbe essere noiosa, precisa e scritta.
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