Fascia Verde, il rinvio di Roma guadagna tempo ma non è una politica chiara
Roma conferma fino a ottobre 2027 gli attuali divieti della Fascia Verde e grazia ancora i diesel Euro 4 e 5. Gli automobilisti respirano, ma manca un piano leggibile.
Foto: Tawheed Manzoor / Wikimedia Commons (CC BY 3.0)
Quante volte una città può rimandare lo stesso divieto prima che smetta di essere un piano e diventi un'abitudine? Roma sta cominciando a mettere alla prova questo limite con la sua Fascia Verde, l'ampia zona a basse emissioni che avvolge il centro storico.
Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l'ordinanza 144 il 29 ottobre 2026. Come riporta RomaToday, i divieti valgono dal 1 novembre 2026 al 31 ottobre 2027. Si applicano dal lunedì al sabato, dalle 00:00 alle 24:00, esclusi i festivi infrasettimanali. Poiché il 1 novembre è una domenica, il primo giorno effettivo è lunedì 2 novembre.
Non si aggiunge nulla. Restano vietate le auto a benzina fino a Euro 2 e i diesel fino a Euro 3, insieme ai ciclomotori e alle moto più vecchi. Le auto diesel Euro 4 ed Euro 5, che secondo La Repubblica il piano originario del 2022 avrebbe limitato, vengono risparmiate ancora una volta. Roma ha ottenuto il via libera della Regione Lazio per confermare le regole attuali.
Il sollievo c'è, ma il sollievo non è una strategia
Capiamo perché la città l'abbia fatto. La stessa ordinanza sostiene che le emissioni sono calate anche grazie al rinnovo del parco circolante, e afferma che vanno valutate le esigenze socioeconomiche e di mobilità. Molte famiglie non possono semplicemente cambiare un'auto diesel che è ancora perfettamente in regola. Un divieto improvviso per gli Euro 4 e 5 colpirebbe proprio chi ha meno margine per assorbirlo.
Ma guardate lo schema. Una regola scritta nel 2022 continua a essere spostata in avanti e ogni autunno torna la stessa domanda: i diesel saranno vietati o no? La risposta è, di nuovo, «non quest'anno». Chi sta valutando l'acquisto di un'auto ha bisogno di una data di cui fidarsi. Una politica riconfermata di 12 mesi in 12 mesi non offre nulla su cui pianificare. A nostro avviso, quell'incertezza è il costo nascosto del rinvio.
Rimandare sarebbe più facile da difendere se l'aria fosse buona
Repubblica osserva che nel 2024 il biossido di azoto a Roma ha superato il valore limite annuale e che la stessa ordinanza cita la procedura d'infrazione dell'UE contro l'Italia per PM10 e biossido di azoto. La Corte di giustizia ha condannato il Paese nel 2020 e nel 2022. Il traffico, insomma, resta nel mirino.
Nel frattempo le regole reali si stratificano. Ai divieti permanenti si aggiungono le misure di emergenza durante i picchi di inquinamento, che possono arrivare alle auto a benzina Euro 3 e ai diesel Euro 4. Ci sono inoltre cinque domeniche ecologiche in questa stagione, a partire dal 15 novembre 2026, secondo romait.it. Aggiungete le esenzioni: auto a GPL e metano immatricolate prima del 1 novembre 2024, veicoli storici e altre. Per un normale residente, capire se lo spostamento di domani è lecito richiede una mappa, il libretto di circolazione e un po' di pazienza.
Un dettaglio ci rende ancora più scettici. Secondo Repubblica, il preambolo della stessa ordinanza dice che il sistema elettronico di controllo degli accessi e la segnaletica sono ancora in fase di completamento. Regole che non si possono far rispettare fino in fondo né segnalare in modo chiaro sono regole di cui la gente dubita.
A Roma serve un calendario, non l'ennesima proroga di un anno
Pensiamo che Roma abbia bisogno di tre cose. Primo, un calendario pubblicato per i diesel Euro 4 e 5, anche di lungo periodo, abbinato a incentivi concreti per sostituirli. Secondo, un'unica pagina leggibile che dica a chi guida che cosa è vietato, quando e perché, senza dover incrociare più ordinanze. Terzo, controlli a pieno regime, perché il divieto valga per tutti allo stesso modo.
Persino romait.it chiude dicendo che la vera domanda è se le misure funzionino, cioè se riducano l'inquinamento senza punire le famiglie, attraverso il trasporto pubblico e alternative reali all'auto privata. Siamo d'accordo, e aggiungiamo che un rinvio a ripetizione non risponde a nessuna di queste esigenze.
Il verdetto: la decisione è comprensibile e probabilmente la più sicura sul piano politico. Ma trattarla come una vittoria sarebbe un errore. Roma si è presa un altro anno, e ora la cosa utile è impiegarlo per costruire un piano abbastanza chiaro da non costringere nessuno a indovinare nell'ottobre 2027.
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