Elettriche e ibride
Redazione Drivesfera
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L'elettrica Geely per l'Europa è la scommessa giusta, ma solo se il brief lo scrive l'Europa

Geely presenterà nel 2027 un'auto disegnata a Milano per l'Europa. È l'ammissione che i modelli cinesi adattati non bastano e un test: «locale» vale più dell'indirizzo di uno studio?

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31 ottobre 2026
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Immagine generata con l'IA

Che cosa dice di una casa automobilistica l'annuncio che il suo prossimo modello sarà «per l'Europa»? Soprattutto che quelli precedenti non lo erano. È la confessione silenziosa contenuta nel piano di Geely, e secondo noi è una delle cose più interessanti dette quest'anno da un marchio cinese sul mercato europeo.

L'ammissione è la notizia

Secondo un'intervista a Dennis Weinel, direttore della definizione di prodotto, pubblicata il 26 ottobre, Geely svelerà nel 2027 la sua prima auto sviluppata specificamente per l'Europa, disegnata nello studio di Milano. Fino ad allora, tutto ciò che Geely vende nelle concessionarie europee appartiene a quello che Weinel chiama il portafoglio storico: auto concepite in Cina e rifinite qui.

Il sito francese Les Numériques lo dice in modo più brusco: niente più auto cinesi semplicemente adattate al Vecchio Continente, e un modello che finalmente corregga i difetti del software criticati dagli europei. Altri articoli francesi descrivono il piano come un tentativo di correggere ciò che irrita gli automobilisti europei, con l'auto che poi approderebbe in altri mercati. Non abbiamo prezzo, motorizzazione né nome, quindi tutto ciò che segue sull'auto in sé è speculazione.

Il software è la vera prova, non il taccuino degli schizzi

Milano è un indirizzo splendido. È anche la parte facile. Chiunque può assumere dei designer e dare a un'auto proporzioni italiane. Ciò che spinge un proprietario europeo a rinunciare a un'auto nei primi sei mesi, a nostro avviso, raramente è la forma dei fari; è un'auto che suona a ogni sbandamento di corsia, un menu che seppellisce i comandi del clima, un assistente vocale che fraintende un accento. Il fatto che gli articoli indichino il software, e non lo stile, come ciò che va sistemato suggerisce che Geely sappia dove perde reputazione.

La nostra posizione è semplice: se l'auto del 2027 arrivasse con la stessa filosofia di taratura degli originali cinesi e una mano di vernice europea, sarebbe un'auto con un altro logo e una comunicazione migliore. «Disegnata a Milano» conta solo se le scelte di ingegneria, dal comportamento degli assistenti alla guida alla messa a punto del telaio, sono prese da persone che guidano sulle strade europee e rispondono ad acquirenti europei.

L'asticella è stata alzata dalle auto costruite in Europa

Geely non entra in una stanza vuota. Basta guardare le sette finaliste di Auto dell'Anno in Europa 2027 che, riferisce Caradisiac, sono per la prima volta nella storia del premio tutte completamente elettriche. Secondo Numerama, tutte e sette sono costruite nell'Europa allargata. Tra queste, la Renault Twingo gioca la carta dei meno di 20.000 euro, mentre la Volkswagen ID. Polo punta a circa 25.000 euro. È la fascia di prezzo in cui oggi si combatte la battaglia dell'elettrica europea di massa, e sono le auto costruite su questo continente a dettare il tono.

Persino Toyota legge il clima. Auto Express ha avvistato in Germania un muletto di sviluppo Toyota che lascia pensare a un piccolo SUV elettrico destinato all'Europa, e osserva che i marchi storici stanno affinando le gamme per competere con i rivali cinesi più economici. Tutti sembrano convergere sulla stessa conclusione: l'Europa vuole auto a misura d'Europa.

Che cosa diremmo a Geely e che cosa diremmo a chi compra

Per Geely la lezione è che «locale» è un pacchetto di tre cose: messa a punto, prezzo e assistenza. Messa a punto e software sono coperti dal progetto milanese, almeno sulla carta. Il prezzo è l'incognita: un marchio cinese che arriva con un cartellino da prezzo europeo e senza vantaggio di costo perde il suo argomento principale. L'assistenza è il killer silenzioso: una rete di concessionari e una fornitura di ricambi che rendano normale una riparazione di tre settimane. Qui Geely ha un vantaggio, perché opera già in Europa attraverso Volvo, Polestar, Lotus e Smart, e dovrebbe attingere senza timidezze a quel know-how.

Per chi compra, il nostro consiglio è la pazienza. Non giudicare il marchio dal portafoglio storico e non dare credito all'auto nuova prima che esista. Le prime prove, il prezzo finale e il primo anno di aggiornamenti software diranno molto più di qualsiasi annuncio di uno studio di design.

Il nostro verdetto: è la mossa giusta, ed è in ritardo. Ma «europea» è una qualifica che l'auto deve guadagnarsi su strada, nell'app e in officina. Se Geely ci riesce, il modello del 2027 potrebbe segnare il momento in cui i marchi cinesi smettono di esportare prodotti e cominciano a costruirne di europei. Altrimenti sarà un'altra auto adattata con una storia d'origine più bella.

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