Stellantis dice che l'Italia è centrale. Lo diranno i numeri di produzione
Le rassicurazioni al tavolo del MIMIT costano poco dopo un periodo difficile. Contano le auto che escono da Mirafiori, Melfi e Pomigliano e se la nuova Alfa Romeo arriverà in tempo.
Foto: Alfa Romeo / sala de prensa (uso editorial)
Quante volte una casa automobilistica può dire «l'Italia è al centro della nostra strategia» prima che la frase smetta di significare qualcosa? Stellantis l'ha appena ripetuto e, secondo noi, la risposta è: esattamente fino al prossimo taglio alle previsioni di produzione.
L'ultimo round si è svolto al tavolo automotive del ministero italiano delle Imprese, dove il responsabile di Stellantis per l'Europa, Emanuele Cappellano, ha illustrato il Piano Italia partendo dalle novità su Alfa Romeo, secondo Motor1 Italia. Nella seduta di luglio, come ha riportato Milano Finanza, ha mostrato un dettaglio in anteprima della nuova Alfa Romeo attesa a Melfi entro la fine del 2027 e ha ripetuto che Stellantis spende circa 7 miliardi di euro l'anno in acquisti da fornitori italiani.
Mostrare un dettaglio di carrozzeria non vuol dire costruire un'auto
Un teaser è un'ottima mossa di marketing e non abbiamo motivo di dubitare che l'auto sia, come l'ha definita Cappellano, «una vera Alfa Romeo nel carattere e nello stile». Ma un dettaglio di design non è un calendario di produzione. E il calendario è già confuso: Milano Finanza dice che l'auto di Melfi sarà costruita entro la fine del 2027, mentre la copertura di gennaio del Sole 24 Ore parla di un nuovo modello a Melfi dal 2028. Già a dicembre 2024, l'annuncio del piano da parte del ministero parlava di una nuova Alfa Romeo Stelvio dal 2025 e di una nuova Giulia dal 2026. Sono auto diverse, ma secondo noi la lezione è la stessa: le date di questo piano meritano scetticismo finché non c'è metallo sulla linea.
Vediamo in Alfa l'àncora emotiva del piano, ed è proprio per questo che è rischiosa. Se i lanci del marchio slittano, nessun evento con i fornitori, compreso quello previsto per il 29 settembre, potrà compensare.
I numeri migliorano, ma i traguardi si spostano
Per correttezza, l'azienda ha qualche argomento. Stellantis dice che la produzione italiana è salita di circa il 14% e che il ricorso agli ammortizzatori sociali è calato nella maggior parte degli stabilimenti, con le immatricolazioni del gruppo in Italia in crescita di quasi il 7% nel semestre. Sono dichiarazioni dell'azienda, riportate attraverso l'incontro al ministero, non verifiche indipendenti.
Poi arrivano i dati meno comodi. Bloomberg ha riferito il 6 ottobre che un sindacato ha abbassato la previsione di produzione 2026 in Italia, con circa 60.000 Fiat 500 ibride attese quest'anno a Mirafiori contro un obiettivo aziendale di 100.000. Sarebbe un ammanco del 40% su un singolo prodotto di punta. Intanto un articolo di agosto del Sole 24 Ore citava una stima di 300.000 auto in Italia per il 2026, un numero che non grida certo al rinascimento industriale.
Pensiamo che conti più la tendenza che il singolo dato. Piani annunciati con ambizione e poi ridimensionati nell'esecuzione sono ciò che i sindacati intendono quando dicono «basta parole». Il titolo di Torino Cronaca a gennaio lo definiva «il solito piano» per l'Italia, il che dice quanto il pubblico sia diventato scettico.
Le piccole auto e Leapmotor potrebbero essere la vera notizia
La scommessa più interessante non è Alfa, ma le auto elettriche economiche. FuelCellsWorks riferisce che Stellantis prevede piccole elettriche a Pomigliano e Mirafiori, costruite su una piattaforma sviluppata con Leapmotor. Se il progetto regge, potrebbe dare agli stabilimenti italiani ciò che manca loro di più: volumi a un prezzo accessibile. È un piano, non un fatto compiuto, e a nostro avviso una strategia che si appoggia alla tecnologia di un partner cinese stride un po' con la linea del ministro Adolfo Urso, secondo cui i nuovi investitori sono benvenuti solo se producono in Italia «con i nostri componenti».
Questa tensione va tenuta d'occhio. Urso ha dato la colpa a Bruxelles per la crisi e ha elogiato la rottura con quella che ha definito la «gestione fallimentare» di Carlos Tavares, ma gli stabilimenti saranno giudicati sulle auto prodotte, non su chi viene incolpato dai politici.
Il nostro verdetto
Ribadire l'impegno per l'Italia è positivo, e tenere aperti tutti gli stabilimenti è un impegno reale. Ma dopo un periodo difficile le promesse sono un acconto, non l'acquisto. Tieni d'occhio tre cose: se Mirafiori si avvicina all'obiettivo della Fiat 500, se l'Alfa di Melfi rispetta la finestra del 2027 senza slittamenti e se le elettriche a basso costo passano dalle slide alla linea di montaggio. Fino ad allora, considera ogni riunione del MIMIT un rapporto sullo stato di avanzamento e valutala in base alla produzione.
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