Codice della strada
Redazione Drivesfera
Codice della strada

Gli incidenti contromano sulla SS36 mostrano che servono sistemi di rilevamento, non solo avvisi

Un quasi incidente a Colico è stato evitato per caso, ma i ripetuti episodi contromano sulla SS36 dimostrano che sicurezza e controlli hanno ancora bisogno della tecnologia.

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21 ottobre 2026
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Immagine generata con l'IA

Un automobilista che percorre contromano una strada a carreggiate separate non sta semplicemente commettendo un errore. Sta trasformando ogni veicolo in arrivo in un potenziale scontro frontale e chiede a perfetti sconosciuti di risolvere l’emergenza con i loro riflessi. È questo a rendere così rivelatore l’ultimo episodio sulla SS36: il sistema ha funzionato solo perché gli altri automobilisti hanno visto il pericolo abbastanza presto e hanno avuto lo spazio necessario per reagire.

La sera del 19 ottobre 2026, poco prima della galleria Curcio, vicino a Colico, una piccola auto bianca avrebbe percorso contromano la corsia di sorpasso in direzione di Lecco. Due automobilisti sono riusciti a rallentare il veicolo e a fermarlo prima dell’impatto. Secondo il resoconto di Prima Lecco, il conducente ha poi fatto inversione e proseguito nella direzione corretta. Un testimone ritiene che l’auto possa essere entrata nella carreggiata sbagliata nei pressi dell’uscita di Piona, percorrendo potenzialmente circa 6 km prima di essere fermata.

Non è un motivo per colpevolizzare gli automobilisti che se la sono trovata davanti. È un motivo per riconoscere che una strada può essere progettata e gestita in modo da ridurre il tempo tra un errore e un intervento efficace.

Un errore di sei chilometri è già un fallimento dell’infrastruttura

Il dettaglio più importante non è l’identità del conducente o dell’auto. È la distanza indicata. Se un veicolo può percorrere diversi chilometri contromano prima che le autorità vengano avvisate, la strada non dispone di un affidabile livello di allerta precoce nel punto in cui nasce l’errore, oppure non ha un sistema d’intervento capace di fermare rapidamente il pericolo.

La SS36 non è una tranquilla strada locale. È un’importante arteria lombarda che collega l’area di Milano, Lecco, il lago di Como e la Valtellina; nei tratti a carreggiate separate il traffico viaggia a velocità autostradali. Il limite ordinario sulla SS36 è indicato in 90 km/h nei tratti a doppia carreggiata, con un limite più basso, pari a 70 km/h, tra Abbadia Lariana e Lecco, secondo la documentazione disponibile sul percorso della SS36. A queste velocità, “avviseremo gli automobilisti se qualcuno telefona” non è una strategia di sicurezza. È l’ultima risorsa.

La conformazione della strada aggrava il problema. L’ultimo episodio si è verificato nei pressi di una galleria, dove la visibilità e i cambiamenti di illuminazione possono ridurre il tempo disponibile per riconoscere un veicolo in arrivo. Un altro episodio, avvenuto a giugno sulla stessa strada, avrebbe coinvolto una Fiat 500 uscita nei pressi di un’uscita della galleria mentre i veicoli le passavano già intorno. La combinazione di carreggiate separate, accessi alle gallerie e visibilità variabile lascia poco margine di reazione quando il veicolo contromano è ormai vicino.

La nostra valutazione è semplice: cartelli e segnaletica orizzontale sono necessari, ma non rappresentano la soluzione principale. Servono a prevenire l’errore nel punto d’ingresso. Dopo che la prevenzione ha fallito, fanno ben poco.

La strada dovrebbe rilevare il pericolo prima di un pendolare

L’ultimo episodio si è concluso grazie a due automobilisti che hanno avuto sufficiente visibilità per rallentare e contribuire a fermare l’auto. È una fortuna, ma anche un modello pericoloso di sicurezza pubblica. Trasferisce la responsabilità dal gestore della strada a persone che possono viaggiare ad alta velocità, avere passeggeri a bordo e cercare innanzitutto di evitare una collisione.

Una strategia seria contro la circolazione contromano dovrebbe collegare tre passaggi: rilevare il veicolo, avvisare il traffico in arrivo e attivare una risposta rapida. Il rilevamento potrebbe avvenire tramite sistemi di allerta agli svincoli o strumenti di monitoraggio capaci di identificare un veicolo che procede nella direzione opposta a quella prevista. La documentazione non stabilisce quali sistemi siano attualmente installati su questo tratto della SS36, quindi sarebbe prematuro indicare una soluzione tecnica specifica. Ma il ripetersi di episodi simili rende difficile contestare la direzione che dovrebbe prendere la politica di sicurezza.

L’avviso deve inoltre raggiungere gli automobilisti che si trovano davvero in pericolo. Un cartello a bordo strada, posto diversi chilometri più indietro, non basta se la minaccia si sta già muovendo lungo la carreggiata. Avvisi dinamici, avvisi di emergenza coordinati e immediati e una gestione immediata del traffico sarebbero più utili dell’ennesimo generico invito a prestare attenzione. La tecnologia non eliminerà ogni episodio, ma può ridurre la finestra temporale in cui un singolo errore si trasforma in una tragedia con più veicoli coinvolti.

L’applicazione delle regole conta, ma la punizione non può essere l’unica risposta

Il testimone del caso di Colico ha contattato i servizi di emergenza e fornito la targa del veicolo. È una reazione importante, soprattutto quando l’auto viene fermata senza che si verifichi un incidente. Le autorità dovrebbero accertare come il veicolo sia entrato nella direzione sbagliata, per quanto tempo vi sia rimasto e se la configurazione della strada o i sistemi di controllo disponibili non siano riusciti a impedire la manovra.

Ma l’applicazione delle regole a posteriori non basta. Una multa o un procedimento penale possono stabilire le responsabilità, ma nessuno dei due strumenti può avvisare in tempo reale i veicoli che stanno arrivando sul posto. Trattare ogni episodio contromano esclusivamente come un errore del conducente crea una conclusione comoda: identificare l’individuo, condannare il comportamento e andare avanti. Non spiega perché episodi simili continuino a generare quasi incidenti lungo lo stesso corridoio stradale.

Le segnalazioni precedenti citate nella documentazione descrivono altri episodi contromano sulla SS36, tra cui casi vicino a Colico, alla galleria del Monte Barro e sul collegamento tra la SS36 e la Lecco-Ballabio. Questi resoconti non dimostrano l’esistenza di una causa comune e non dovrebbero essere usati per dedurne una. Dimostrano però perché le autorità dovrebbero analizzare le località nel loro insieme, invece di liquidare ogni episodio come una svista isolata.

La risposta corretta deve essere articolata: progettazione più chiara degli svincoli, maggiore differenziazione fisica e visiva, rilevamento rapido, avvisi diretti agli automobilisti, coordinamento con le pattuglie e comunicazione trasparente di quanto emerso dalle verifiche. È più impegnativo che installare un altro cartello di avvertimento, ma l’ambiente stradale richiede più di un’azione simbolica.

Il quasi incidente avvenuto di recente sulla SS36 si è concluso senza uno scontro segnalato perché visibilità, distanza e giudizio umano si sono allineati. Non è un sistema di sicurezza duraturo: è un esito fortunato. L’Italia dovrebbe indagare sulle azioni del conducente, ma anche sulla capacità della strada di rilevare e contenere il prossimo veicolo contromano. Sulla SS36, la prevenzione non può limitarsi a dire agli automobilisti di fare attenzione. L’infrastruttura deve essere in grado di accorgersi quando la prudenza ha già fallito.

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