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Redazione Drivesfera
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La licenza di emozionare eterna della DB5: perché Bond di Connery definisce ancora il desiderio automobilistico

L'Aston Martin DB5 di 'Goldfinger' rimane un'icona impareggiabile, dimostrando che l'eredità cinematografica e il design classico possono oscurare le ultime innovazioni nel definire il desiderio automobilistico.

Pubblicato
19 ottobre 2026
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Foto: DeFacto / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Perché un'auto del 1964 continua a dominare le conversazioni e a catturare l'immaginazione in un'epoca ossessionata dai veicoli elettrici e dalla guida autonoma? Il fascino intramontabile dei film di James Bond con Sean Connery, in particolare l'epocale Goldfinger, offre una risposta convincente. Mentre l'eredità di Connery continua a essere di tendenza, è chiaro che l'abbinamento di 007 con la sua Aston Martin DB5 trascende la mera nostalgia, influenzando profondamente la cultura delle auto classiche e ricordandoci che il vero desiderio automobilistico non è forgiato esclusivamente dal modello più recente o dall'ultimo salto tecnologico.

La saga dell'Aston Martin DB5 iniziò in modo drammatico. Nel 1964, in Goldfinger, il Bond di Sean Connery scambiò notoriamente la sua fidata Bentley per quella che Q descrisse come una nuova Aston Martin DB5 ricca di gadget. Questa non era solo un'auto; era un'estensione di Bond stesso, equipaggiata con mitragliatrici, tagli pneumatici, getti d'olio e una targa rotante, per non parlare dell'iconico sedile eiettabile, come dettagliato dall'International Spy Museum. Questa gran turismo color argento, con le sue linee eleganti e i pericoli nascosti, cementò immediatamente il suo posto nella storia cinematografica e automobilistica.

Più di una semplice auto: un'icona culturale

La DB5 divenne rapidamente più di una semplice scenografia; si evolse in un vero e proprio bene del patrimonio culturale, come Garage Italia giustamente afferma, insegnando al mondo che non devi urlare per essere pericoloso, né ostentare per essere desiderabile. Questo abbinamento di Sean Connery nei panni di 007 e la DB5 è riconosciuto come uno dei più famosi nella storia del cinema, alimentando una duratura storia d'amore tra il personaggio e il marchio che è persistita attraverso molti film, riprendendo persino il suo ruolo in Skyfall decenni dopo.

Oltre alla sua presenza sul grande schermo, la sofisticata attrezzatura dell'auto, dalle mitragliatrici al famigerato sedile eiettabile, ispirò persino le vere agenzie di spionaggio. È interessante notare che, mentre il romanzo originale Goldfinger di Ian Fleming presentava una DB Mark III, i produttori del film scelsero la più contemporanea DB5 per aggiornare la storia per il suo pubblico cinematografico, una decisione che si rivelò immensamente riuscita. I due veicoli prestati per il film, tra cui un prototipo di DB4 camuffato e una DB5 di prima produzione, si trasformarono in uno degli investimenti più astuti di Aston Martin. Le vendite della DB5 furono robuste, con quasi 1.000 unità prodotte prima che seguisse la DB6, iniettando energia vitale nell'azienda.

Un'ancora di salvezza per Aston Martin

Il rapporto simbiotico tra Bond e Aston Martin non è sempre stato idilliaco. Negli anni '70, quando le crisi energetiche globali e le nuove normative ambientali colpirono, Aston Martin affrontò gravi difficoltà finanziarie. Durante questo periodo, i produttori di 007 optarono per altre partnership automobilistiche, in particolare con Lotus, lasciando il costruttore britannico senza il suo potente strumento promozionale. Questa mancanza di promozione danneggiò significativamente l'azienda, che cambiò proprietà più volte, spesso per somme irrisorie, mentre lottava per sopravvivere.

Tuttavia, la situazione cambiò nel 1987 con The Living Daylights, segnando il ritorno di Bond su un'Aston Martin con una V8 Vantage. Questa collaborazione contribuì a elevare il profilo di Aston Martin e a portare titoli che si concentravano sulla sua immagine glamour piuttosto che sul suo bilancio. Questa ondata di attenzione permise ad Aston Martin di sedurre Ford, che quell'anno acquisì per la prima volta una partecipazione nella società e ne assunse la maggioranza nel 1991. La proprietà di Ford fornì non solo capitale, ma anche conoscenze tecniche ed esperienza produttiva, modernizzando drasticamente le offerte di Aston Martin. La DB5, recuperata decenni dopo il suo iconico debutto e valutata oltre 18,5 milioni di sterline, continua ad attrarre un'enorme attenzione, con persino la DB5 personale dell'attore Sean Connery venduta per 2,4 milioni di dollari. Questo valore duraturo sottolinea come la partnership con Bond abbia plasmato fondamentalmente il destino di Aston Martin, dimostrandosi indispensabile per la sua sopravvivenza e la sua identità odierna.

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